PRESENTAZIONE



Terra e acqua

La casa e la piazza come fondamento della socialità, ambiente intimo e allo stesso tempo aperto al dialogo e al confronto sono il fulcro concettuale di molti lavori che toccano vari centri italiani come Venezia, Trento, Padova, Verona, Feltre, Milano, Riva del Garda, Gubbio, Firenze, Siena, Lucca, Pitigliano, Sorano, Loreto, Mantova. La prima parte di questo volume raccoglie l'ultimo stadio di una ricerca iniziata nel 1999 su nuclei storici che ha dato vita a serie titolate "Le Case danzanti", "Cielo di Tetti", "La Piazza". L'intento di questo percorso è di scoprire l'anima della città, indagando case, facciate, porte e finestre che si affacciano sul loro cuore medioevale. Impregnati degli umani umori, questi edifici conservano impresse nella loro materia costruttiva le storie degli uomini che le hanno abitate e il senso del loro agire. Un richiamo verso le nostre radici, verso un mondo fragilissimo in continuo pericolo di scomparsa. L'aggettivo "danzanti" relativo a questa serie, non ha solo connotazione gioiosa, ma si può ricollegare al tema delle danze macabre, bellissimi affreschi gotici nei quali l'apparire della morte nei festini di donne e cavalieri ci richiama alla precarietà dell'umano. Ma sono soprattutto case in cammino, che vorrebbero volare, danzare la loro storia; aggrappate alla roccia e al tempo, come tessere di un raffinato mosaico.

Questa serie di tele ancor oggi alimentata e viva è seguita da altri insiemi di lavori che escono dal nucleo urbano, incentrate sul paesaggio rurale, il territorio, piccoli agglomerati urbani o casolari isolati, borghi marini, dai titoli "Cielo di Campi", "Plenilunio", "Terra", "Acqua".

Nel catalogo sono presenti anche olii appartenenti ad una serie dal titolo "Insogno" che, come fotogrammi, presentano l'intimità di una coppia, ai quali piedi, alludendo ad uno stile cartellonistico, ho posto estratti di poesie italiane e straniere. Il tentativo-gioco è di sovrapporre razionalità e istintività, testa e cuore, nella stessa dimensione, nello stesso spazio visivo.

Vivo il dipingere come fosse un diario, un continuo raccontare la mia vita. Dipingo prevalentemente su tela o legno e ultimamente su ceramica, quello che mi suggestiona, quello che vedo di accattivante dal mio vascello in volo sul mondo, quello che amo, come un'autobiografia. Per rincorrere sogni, per dare vita alle persone o agli ambienti che voglio toccare, con i quali voglio interagire. Una semplice e primaria necessità di espressione; un'esigenza di raccontarsi e di raccontare. Nella serie sui centri storici e sui paesaggi rurali c'è un altro aspetto: la presenza-assenza dell'uomo nelle varie tele; in parte dovuta al fatto che le umane storie sono espresse esclusivamente attraverso il colore; in parte dovuta alla speranza che nel futuro l'uomo si meriti davvero uno spazio sulla terra e si crei un mondo più felice, operoso, onesto, pulito, rispettoso e colorato.

Ho incontrato la pittura da bambino e continuo ad essere bambino in questo. Era a quel tempo innanzitutto adatta, in quanto tecnicamente semplice, a rendere vivi pomeriggi solitari e lunghe estati in montagna. Un mezzo espressivo che tuttora considero il più adatto al mio fare, perchè il segno si espleta hic et nunc, esce direttamente dall'io, dallo stomaco senza intermediazioni tecniche che filtrino o addirittura condizionino il procedimento creativo e richiede inoltre mezzi di supporto poveri, ma durevoli. Il "bello" della pittura è la sua "capacità comunicativa" e vedo una stretta relazione tra opere pittoriche e universalità del messaggio celato dietro composizione e campiture di colore. Così quando finisco un lavoro che considero emotivamente positivo ho l'impressione di essere di fronte ad un dejè vu. Per chi guarda, la tela è un punto di vista, una finestra sul mondo che sta dietro le cose e gli uomini. Per me che ne faccio uso è un luogo mentale, anzi è proprio la mia mente, il mio cielo.

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